Talvolta capita che in redazione pervengano anche uscite non propriamente nuove, come nel caso dei cagliaritani Charme De Caroline, i quali gentilmente ci hanno inviato una copia del loro debutto autoprodotto, originariamente uscito sul finire del 2004. Nonostante si tratti di una release che ha già tre anni sulle spalle e ci sia attesa più che altro per un ritorno in grande stile del combo sardo, torniamo con piacere su di un disco che ci ha segnalato il nome Charme De Caroline come uno dei più interessanti del panorama neoclassico nostrano, idealmente accostabile ad una realtà affermata ed apprezzata come i campani Ashram tanto per certe evidenti affinità quanto per l'indiscusso buon gusto melodico. Charme De Caroline somiglia più ad un "collettivo artistico" che non ad una vera e propria band, tant'è che al quintetto base - guidato dal pianista/cantante e compositore Alessandro Muroni - si somma la presenza di ben due attori, ma l'aspetto teatrale è verosimilmente inscindibile dall'anima artistica stessa del gruppo. Ce lo dimostrano le 10 canzoni contenute in questo debutto, guidate principalmente dal piano di Alessandro ed esaltate nella loro bellezza dal violoncello di Antonella Deliperi, elementi indispensabili per creare l'intreccio melodico ricco di pathos sul quale adagiare le appassionate vocals dello stesso Alessandro. Nascono così episodi prettamente neoclassici come il delicato strumentale d'apertura "Encore", la sofferta "A Hundred Leaves", la soffusa "The Terrace Of Glances", l'appassionata "Notes Of Rain In A Stave" e la pregiata "The Promise", mentre momenti come la title-track, "Hours Glide On", "The Wave Of The Time That Lives" e "The Ride", complice il calzante drumming di Salvatore Delogu (talvolta vagamente jazzato), assumono maggiormente i connotati della forma-canzone, denotando come i Charme De Caroline, lavorandoci sopra (e con arrangiamenti più ricchi), potrebbero arrivare a scrivere degli autentici gioiellini 'neoclassic/pop'. Chiude l'opera "Fascination Of A Long Way", piacevolmente dura ed intensamente teatrale. Tre anni sono ormai passati da questo interessante primo passo per la band sarda, e la speranza, mentre ne riscopriamo le indiscusse capacità, è che questi ragazzi riescano a procacciarsi un adeguato contratto che dia loro la possibilità di registrare l'atteso follow-up, ovviamente con un budget in grado di portare la produzione ad un livello superiore (com'è in effetti necessario). Noi siamo fra quelli che attendono, certi che le nuove canzoni avranno un potenziale ancor maggiore di quelle del debut in esame.
Il crooning di Nick Cave e, perché no, del nostro Giancarlo Onorato – ma potremmo citare anche i Sophia o i Tindersticks - unito a particelle elementari di quello anni 80 – The wave of the time that lives – dà vita agli Charme De Caroline, band di Cagliari all'esordio discografico ma dalla storia musicale piuttosto corposa. In realtà un duo più che una formazione classica, con Alessandro Muroni al pianoforte, Antonella Deliperi al violoncello e l'opera di alcuni musicisti dell'area sarda a fare da contorno. Risultato dell'incontro è From This World, elegante parentesi dalla dizione perfetta sospesa tra vocalizzi in vibrato e scambi strumentali ariosi, accordi in minore e suoni notturni, slanci ricchi di pathos e buffetti acustici, dissonanze scarabocchiate – Fascination of a long way – e melodie toccanti. Una prova convincente con il gusto per la decorazione quella degli Charme De Caroline, che oltre a raccogliere musica dalle raffinate tessiture, finisce per diventare, nelle mani dei suoi autori, anche una piéce teatrale. (6.9/10)
Nel novembre 2005 hanno suonato all'Auditorium Comunale di Cagliari, presentando i loro brani all'interno dell'opera musicale-teatrale "Il fascino del lontano". Questo biglietto da visita vale già il valore dell'intero disco, di una poetica prodigiosa. "Un viaggio che parte dalle sensazioni di ognuno di noi per arrivare a sfiorare almeno l'impercettibilità dell' inconoscibile, di quel mondo che è l'altro da sé ma che ci appartiene e che è il mondo del lontano". Strutturato su tre elementi essenziali: piano, violoncello e chitarra, il sound è sospeso tra liricità e struggente riflessione. La tonalità vocale di Alessandro Muroni è figlia di Cure, Echo & the Bunnymen, Joy Division, Bauhaus. Un disco da sentire e vedere, nella speranza che qualcuno si accorga di un progetto davvero pregevole.
Il disco è STUPENDO, di un'intensità che fa male
Alessandro Muroni e Antonella Deliperi abitano una landa sonora fuori dal tempo, tra romanticismo d'antan (Encore) e un croonerismo ossianico che s'appoggia sulla voce contro-tenorile di Muroni e il gran spolvero lirico d'un pianoforte e d'un violoncello al bivio fra Antony and the Johnsons (From this world)e Nick Cave, la cui ombra prende il sopravvento nella ballata dark di chiusura (Fascination of a long way). Canzoni fascinose che però rischiano d'essere soffocate dal protagonismo del vocalist, molto bravo e melò - come vuole la parte ma giusto un po' sovraesposto. Potrebbero fare grandi cose. (6/7).
Ho ascoltato il cd. Mi è molto piaciuto soprattutto nelle sue parti musicali. Intense armonie che devo dire suscitano profonde emozioni. La cosa che invece mi convince meno è l'uso della voce, forse talvolta un po' troppo enfatica nelle sue interpretazioni. Personalmente le darei un'esecuzione più asciutta. Questo è comunque un mio modesto parere.
Ciao Alessandro,
dunque eccomi qui, come promesso, per dire la mia sul vostro demo "From This World". Per prima cosa permettimi di farvi i complimenti, il cd è molto bello e molto affine ai miei gusti. Tutto, già dalla veste grafica, fa pensare un qualcosa di estremamente fragile e raffinato, ben curato. In particolare (e scusami se mi permetto di fare continui paragoni, ma in ogni brano ho scorto qualcosa di diverso) nella complessità il demo (che poi è un cd vero e proprio, già pronto per la vendita, in quanto secondo me, non necessita di nessuna ulteriore produzione esterna) risente di diverse influenze, non tutte riconducibili al solo neo-classicismo, come dimostra il garbato accostamento tra piano e violoncello, ma ho scorto nei vari brani un certo riserbo cantautoriale difficilmente definibile e piuttosto originale. Mi spiego: se nella prima traccia la mia mente va alla vecchia 4AD (in particolare al disco "Blood" dei This Mortal Coil), con l'ingresso della voce nel brano successivo capisco quali sono le coordinate sopra le quali il disco si muoverà (e mi torna alla memoria il primissimo Cohen con quella voce suadente ma non ancora viscerale, il Nick Cave più cantautoriale, Bowie, Morrissey, un certo omaggio "tra le righe" a "Dead Bees on a Cake" e "Secrets of the Beehive" di Sylvian, nonché un accenno al mio carissimo Scott Walker di "Scott 3"). Il rimando all'estro della canzone d'autore è evidente e coglie nel segno l'intera durata dell'album. Ancora complimenti, anche alle voci aggiunte (ma Ignazio Mele non era il cantante dei Lacrime di Cera?) che se la giocano sulla timbrica e mi sembrano molto affini alla tua. È per me un album da ascoltare in afosi pomeriggi estivi: il "calore" che mi trasmette mi porta a privilegiare in quelle condizioni questo tipo di ascolti. Ci tenevo a dirti che un brano in particolare mi è piaciuto molto, "The Promise", (anche per il testo. Tutti i testi hanno un certo nostalgico richiamo al passato, mi sbaglio?), mentre il brano successivo "The wave of the time that leaves" mi ricorda molto da vicino il brano "Bridges" dei Dead Leaves Rising (non so se li conosci, ma suppongo di si), gruppo che affrontava un discorso musicale simile al vostro ma più propriamente "di genere", con chitarre classiche non di maniera; mentre il brano "Fascination of a Long Way" di memoria NickCaveiana si dimostra molto più eclettico nelle tue timbriche rispetto al maestro Cave! In definitiva si sente che avete tutti estrazioni musicali differenti (la ritmica ad esempio, in antitesi con tutto, mi può far pensare a certo post-rock alla Dirty Three) e la cosa non può che essere un vantaggio per voi in una scena sterile come quella attuale dove dominano e abbondano gli stereotipi. Devo ascoltarlo ancora a lungo prima di poterci entrare dentro in maniera definitiva ma sono sicuro che con il crescere degli ascolti crescerà senz'altro anche la mia voglia di ascoltarlo! (Succede solo con i dischi più ostici inizialmente... dopo diventano dei classici, si sa).
Il cd da studio al primo impatto (ma solo al primo) m'è parso una roba tipo Nick Cave & The Johnsons ;-) solo riascoltandomelo ripetutamente ho colto le sfumature a volte jazz, a volte blues ed a volte (le tue) da vero e proprio crooner, insomma c'è molto più Waits di quanto all'apparenza sembrerebbe. mi piace una cifra, ma proprio tanto, il modo in cui Antonella accarezza e striglia al tempo stesso il violoncello (falle tantissimi complimenti!!!) e mi piace tanto anche la tua voce calda ed espressiva, forse per i miei gusti un pò troppo enfatica in qualche passaggio (strano detto da me che adoro antonione, ma è così). i pezzi seppur i più con dei testi di una tristezza annichilente (a hundred leaves è da strapparsi i capelli), mi paiono avvolgenti e coinvolgenti e il mio preferito the terrace of glances (..un acquarello delicato su tela scura...).
Insomma davvero complimenti Ale, siete bravi, non c'è dubbio. Il cd mi piace davvero (senza piaggeria o ipocrisia).
Ma il clou è lo spettacolo teatrale (rif: Il fascino del lontano, Auditorium Comunale Cagliari 27.11.2006 con Antonio Prost), non c'è che dire. premetto che adoro questo tipo accostamento fra la poesia e la musica (ero a musicultura la settimana scorsa, cioè l'ex premio Recanati, in cui ad esempio Cristicchi & Nada han fatto dei pezzi di Piero Ciampi o la Consoli s'è esibita con degli strumentisti con poesie siciliane messe in musica etc etc) e infatti adoro i dischi di Gian Maria Testa, che immagino avrai anche tu. Insomma mette i brividi e sarebbe davvero bello se riuscissi a farne qualcosa da mettere sul mercato. Il talento e la capacità d'ideazione artistica non mancano di certo.
Sto ascoltando il vostro cd...
la vostra musica è qualcosa di magico che va a vibrare con sinergia con le note dell'anima...
Una musica ed una voce meravigliosa... mentre ascolto il cd sono in viaggio... nel tempo passato... nel tempo avvenire.
Un cantante confidenziale dalla voce appena meno morbida di quello che sarebbe giusto e un pianoforte che sa destreggiarsi con le dinamiche intonano dieci canzoni dalla vena contemplativa, con lievi tracce di blues e jazz nelle parti ritmico - percussive e un violoncello che vira ulteriormente al nero il tutto. "From this world" dei sardi Charme de Caroline, colpisce innanzitutto per la sua lontananza dai generi, dalle etichette e dalle mode: potrebbe esser stato scritto cinquant'anni fa come l'altro ieri e poi per la sua esecuzione senza sbavature né fronzoli, per la giusta amalgama di tutti gli elementi, per gli squarci drammatici, mai sopra le righe, che scaturiscono fra un fraseggio pianistico e l'altro, per l'originale alternanza di voci maschili in "Notes of rain in a stave". Se vi emoziona la musica suonata con amore, o se volete prenotare un tavolino in prima fila per infiammarvi col blues di "Fascination of a long way", l'indirizzo giusto è: alessandro_muroni@yahoo.it. (8).
Ciao Ale,
stamattina mi è arrivato il tuo cd!
Lo sto ascoltando anche in questo momento.
Sai che mi fa venire voglia di piangere?
È così pieno di sentimento.
Sembra provenire da un altro universo, un mondo parallelo a quello in cui viviamo.
Un mondo in cui piove sempre una pioggia sottile e quando esce il sole tutte le cose brillano come se fossero fatte di acqua.
Non ho ancora interiorizzato tutte le canzoni, ma il cd mi piace molto e in particolare "The ride" e "from this world" e tu hai veramente una bella voce.
"Posso provare a comprendere gli alberi che sognano di parlare senza un filo di vento"
Sono dei testi interessanti e li ho sentiti VERI.
E se posso dirti di più le musiche parlano da sè ed esprimono il significato delle parole.
Mi è piaciuto in particolare il testo di "note di pioggia su di un pentagramma" forse perchè quello che esprimi è qualcosa che in qualche modo ho provato in modo molto simile.
Lo stesso posso dire di per "un centinaio di foglie" e trovo che quello di "lo scorrere del tempo" sia un testo meraviglioso.
Come promesso, anche se in ritardo, ti mando un piccolo commento al tuo CD. Innanzitutto una considerazione sulla registrazione: mi sembra buona, anche se ho potuto ascoltare il CD solo in cuffia. Il suono è sempre pulito e preciso. Comunque, ho anche sentito vari pareri positivi sul Live Studio di Cagliari, la scelta mi sembra quindi ottima (anche se rimane il fatto che in questo ambito sono sempre abbastanza incompetente). Le canzoni danno una complessiva impressione di qualità, anche al primo ascolto che, spesso, è il più difficile quando non abbiamo davanti canzonette pop. Stupisce come il clima cagliaritano, nel quale sei ormai calato da tempo, non abbia influito in minima parte sul lavoro, intriso invece di atmosfere autunnali nord europee, umide e nebbiose, bucoliche quanto basta. Siamo dunque lontani dal brulicante frastuono delle città mediterranee (away from this world, appunto). Questo non significa, però, che la musica risulti fredda: l'uso massiccio del piano, che ho spesso, come sai, avversato, riesce a stabilire una certa intimità con l'ascoltatore attento. Insomma, dà un certo piacere ascoltare queste canzoni nei nostri pomeriggi d'inverno; un inverno un pò triste e piovoso come quello appena trascorso. Ma vediamo nel dettaglio le singole tracce: "Encore" è un intro che non pretende di essere nulla di più; non che sia un brutto pezzo, anzi è abbastanza carino ed armonioso, ma non lascia molta voglia di riascoltarlo; e poi, dovresti saperlo, ricorda troppo le atmosfere dei Dirty Tree. Posso considerare "From this world" come il vero inizio dell' album: è un pezzo molto bello e di grande impatto, ideale per dare il titolo all' intero lavoro in quanto ne riassume egregiamente i contenuti. Anche la terza traccia si mantiene su questo livello, aggiungendo un'indovinata progressione vocale e strumentale dai toni abbastanza avvincenti. Le dolenti note arrivano, purtroppo, con "The terrace of glances"; il titolo più bello del disco si accompagna alla canzone più brutta, ad un pezzo che non riesce mai ad incidere e che mi invoglia a saltare oltre. E saltare oltre è davvero un'ottima idea: "Notes of rain in a stave" è, forse, il pezzo migliore ed il merito è di un indovinatissimo incastro di voci; non sarebbe una cattiva idea cercare di inventare qualche altra ottima soluzione utilizzando questa combinazione. La sesta traccia è il giusto spartiacque tra quelle che considero le due parti dell'album; pur senza entusiasmare esageratamente, il pezzo è onesto e piacevole, anche se un pò troppo leggero, come piacevole risulta l'innesto della seconda voce. La seconda parte, dunque: la canzone numero sette, pur buona, non mantiene la "promessa"; penso che la ricerca di nuove soluzioni vocali possa portare ad una superiore qualità ed a varcare la soglia che separa un buon pezzo da un pezzo indimenticabile. Le cose vanno molto meglio con "The wave of the time that lives", che risulta essere una delle canzoni migliori, ponendosi allo stesso livello delle già citate tracce due, tre e cinque. Onesta, anche se non geniale, "The ride", mentre su "Fashination of a long way" il discorso diventa necessariamente diverso: è un bel pezzo, ma l'influenza esercitata su di esso dalla musica di Nick Cave mi sembra troppo pesante ed evidente. Peccato, perché nel resto del disco, Cave era presente sempre in modo molto discreto, non toglieva niente all' originalità del progetto. Comunque, ciò non toglie nulla (o quasi) alla qualità complessiva del lavoro, che rimane uno dei migliori ascoltati quest'anno. In definitiva, ci sono almeno quattro ottime canzoni, e solo due invogliano ad andare oltre.
Musica. Esibizione e disco autoprodotto dell'ensemble isolano.
I LUNARI CHARME DE CAROLINE POP RAFFINATO FRA CANZONI E POESIA
Lunari, malinconici, autunnali, romantici nel senso proprio, niente a che vedere con smancerie da romanzo rosa: sono gli Charme de Caroline, ensemble musicale nato a Cagliari ma costituito da tre musicisti sassaresi e uno napoletano. Per presentarsi al pubblico hanno scelto un doppio debutto: dal vivo (al Piccolo Auditorium di Cagliari) e su cd (From this world, autoprodotto, registrato al LIVE STUDIO, dieci tracce).
La loro musica è un pop raffinato e sublimato, di chiara matrice anglosassone, a metà strada fra canzone e poesia, votato alla melodia e all'intensità espressiva: pianoforte (Alessandro Muroni, già attivo negli anni novanta in alcuni gruppi dell'underground sassarese e anima, alcuni anni fa, dell'interessante progetto Canzoni d'amore d'autore), violoncello (Antonella Deliperi, strumentista di solida formazione classica), fisarmonica (Nicola Argento, musicista napoletano arrivato di recente in Sardegna con un bagaglio folk sulle spalle), batteria (Salvatore Delogu, originale compositore e valente polistrumentista, da vent'anni al centro di intriganti ed eccentriche avventure musicali)e una voce baritonale (quella di Muroni)in cui vibrano echi nobili, da David Sylvian a Stephen Patrick Morrissey, da Nick Cave a Robert Smith.
Non un semplice concerto, quello dell'Auditorium, ma un ibrido musicale - teatrale: l'esecuzione dei brani del cd, intensa e convincente, intervallata a poesie di Rilke, Lorca, Eluard e Dylan Thomas, alternate a frammenti dei testi delle canzoni tradotti dall'originale inglese all'italiano e rielaborati per l'occasione, protagonista la voce eloquente di Antonio Prost (voce storica del teatro radio RAI).
I testi firmati dal pianista cantante Alessandro Muroni, in qualche caso a quattro mani con la violoncellista Antonella Deliperi, costituiscono sicuramente un punto di forza della proposta artistica degli Charme de Caroline. Alcuni versi sono decisamente di ottima fattura letteraria, e in generale è evidente una compattezza tematica non facilmente reperibile fra gli autori sardi. L'altro punto di forza consiste nella raffinatezza degli arrangiamenti, che valorizzano una concezione aurorale della composizione. Esperienza valida e meritevole di attenzione, dunque, anche al di là del ristretto mercato isolano: con l'augurio che i quattro possano incontrare presto un produttore lungimirante.